L’infernale Quinlan  di   Orson Welles    (USA, 1954)

Tra i massimi capolavori del noir in particolare e del cinema in generale, Touch of Evil, titolo originale dell’Infernale Quinlan, vive di una singolare composizione di elementi divenuti poi mitici nel tempo. Intanto le interpretazioni (Orson Welles, Charlton Heston, Janet Leigh, Joseph Cotten e la conturbante – se pur breve – presenza di Marlene Dietrich); mitica pure la tecnica (inquadrature, movimenti di macchina e soprattutto piani-sequenza – da antologia quello dell’incipit, che intreccia più soggetti in contemporanea fino all’acme dell’azione che conclude la sequenza); ma soprattutto è mitica la presenza del monumentale personaggio/interprete (che sia presente o meno nelle inquadrature, incombe come eroe negativo, ma pur sempre eroe, che domina sull’universo umano che gli fa da sfondo). Welles, che ha scritto e diretto il film, incarna l’universalità ambigua (shakespeariana) del male: laido e coinvolgente, massiccio e zoppo, è inquietante come un vero diavolo, ma mai del tutto conchiuso nel diabolico.